La Londra vittoriana

0
Durante la vostra visita a Londra, vi accorgerete di quanto sia stata importante l'epoca vittoriana nel trasformare Londra nella metropoli che conosciamo oggi. Ma cosa successe davvero durante il regno della regina Vittoria? Ecco una breve guida per capire meglio le origini della Londra moderna. L'Inizio dell'era vittoriana Con l'ascesa al trono di Vittoria nel 1837 iniziò un'epoca nuova, l'età vittoriana. La Regina e il suo consorte Alberto diventarono il simbolo dell'integrità morale il cui mito si diffuse per tutto il regno. Londra crebbe e proliferò. Il cuore dell'impero britannico divorava sobborghi e villaggi. Dal 1802 si iniziarono a costruire i docks più grandi del mondo. Si introdusse l'illuminazione a gas. A Bart street e Covent Garden si insediarono le prime unità di polizia. Il nuovo palazzo di Westminster (House of Parliament) diventò il prototipo del neogotico vittoriano, un gusto per la decorazione sovrabbondante e un insieme di stili diversi. Il desiderio di originalità rimase confinato agli edifici di rappresentanza. Nell'epoca vittoriana si iniziò a dividere il luogo di lavoro da quello di abitazione. Nuovi sobborghi vennero inglobati nelle città, grazie anche alla nuova rete dei trasporti. Ciò rispose ai bisogni dei cittadini di sfuggire al luogo di perdizione identificabile col nucleo cittadino. Ovunque si allinearono edizioni in miniaura delle varie estates nella elegante Belgravia per i più fortunati; a Pimlico e Bloomsbury per la classe medio-alta; a Cubitt Town sulla Isle of the Dogs per le famiglie dei lavoratori dei cantieri navali. Il centro stesso di Londra era un cantiere edilizio:  Trafalgar Square, l'apertura di New Oxford Street, l'anello di strade tra Charing Cross Road, Shaftesbury Avenue e Victoria Street, eliminano una gran parte degli "slums" dal centro cittadino. Nell'ambito della Great Exhibition, il West End, Oxford Street e Knightsbridge diventano i centri più alla moda. Povertà e crimine  Dopo un'epidemia di colera nacque il Metropolitan Board of Works con cui si costruirà il sistema fognario della città. Migliorò così la situazione sanitaria per gran parte dei londinesi. Nell'East End non c'era traccia di tutto ciò, qui regnavano miseria e crimine. Charles Booth riuscì a dimostrare statisticamente che il 30,2% della popolazione di Londra viveva al di sotto dei limiti della povertà. Booth era un armatore e uno scrittore socialmente impegnato, fu con lui che la rigida divisione in classi, basate su ben definite aree geografiche, ebbe la descrizione più precisa nel 1889 quando pubblicò la Descriptive Map of London Poverty. Il primo studio sulla povertà fu indotto da un'insurrezione dei poveri di Londra. Per provare a quantificare l'estensione della miseria a Londra, Charles Booth iniziò il suo grande lavoro di statistica nel 1886. Assunse un team di ricercatori per aiutarlo nella sua impresa. I dati sulla povertà furono ottenuti mediante l'interrogazione diretta dei cittadini e anche da informazioni derivanti dagli School Board Visitors, registri istituiti ufficialmente dal Compulsory Education Act del 1877 per raccogliere dettagliate indicazioni sulle famiglie in cui vivevano i bambini poveri, al fine di assicurare loro un'adeguata educazione. Questi dati sono espressi in termini quantitativi e riguardano la città nel suo complesso. Le condizioni di vita della popolazione furono verificate attraverso due indicatori: una variabile qualitativa, definita come disagio da condizioni di occupazione; e una variabile quantitativa, cioè il disagio da reddito. La classificazione di Booth andava oltre la pura identificazione monetaria della povertà, egli era interessato anche agli aspetti sociologici: le condizioni degli individui nelle loro abitazioni, la natura e la regolarità del loro lavoro. Per la prima volta si fece una distinzione concettuale tra miseria e povertà, trovando livelli diversi del fenomeno in riferimento alle condizioni di vita misurabili a partire dalle variabili del reddito e dell'occupazione.     La mappa della povertà elaborata da Charles Booth.     La divisione in classi  Tramite un immenso numero di interviste dirette ai cittadini, il gruppo di ricerca di Booth definì una mappa della povertà a Londra, localizzando otto livelli di indigenza, dalla classe A definita dallo stesso autore come "classe infima", passando per le classi B (poverissimi), C e D (poveri), E ed F (classe lavorativa ben pagata), G e H (classe media inferiore e superiore). Ad ogni classe corrispondeva un colore diverso per fare in modo che le varie distinzioni saltassero subito all'occhio sulla carta: il nero si collega alla classe A, il blu scuro alla B, l'azzurro alle classi C e D, il rosa alle classi E ed F, il rosso alla G, il giallo alla H. Poi si trova il colore viola che indica la comunanza in una certa area delle classi C, D ed E. La primissima versione della Poverty Map era costituita da un unico foglio incluso nel primo volume dell'opera Labour and Life of the People pubblicato nel 1889. Interessava solo la parte relativa all'East End partendo dal Regents Canal a nord ed estendendosi a sud fino al Tamigi; da Shepherdess Walk a ovest sviluppandosi fino a Bow ad est. Chi decide i criteri? A Londra la tradizione è dura a morire e spesso sono proprio i fattori tradizionali a rendere un quartiere di classe. Le zone più povere sono Old Kent Road e Whitechapel Road. La prima non è mai stata una zona alla moda in epoca vittoriana: piena di chiassosi pubs e carretti di venditori ambulanti. A Londra la divisione dei ceti sociali si costituì anche da un punto di vista geografico e si accentuò il divario tra West e East End. Quest'ultimo è costituito da vecchie case, vicoli stretti , bui e mal pavimentati che formano i "rookeries", i quartieri della povertà. Era sempre esistito come luogo di miseria, degradazione e sfruttamento e la sua vicinanza al cuore della città rendeva netto il contrasto e suscitava un malessere diffuso. Il processo di industrializzazione e meccanizzazione portò nell'800 ad una disoccupazione generale ed alla miseria. Manodopera a basso costo, lavoro femminile e minorile erano la quotidianità e la grande maggioranza degli operai viveva alla giornata. La rivoluzione industriale La Rivoluzione Industriale ha condizionato la città che sta crescendo a dismisura e nel giro di pochi anni ha attirato a sé nuovi abitanti, esteso le sue periferie e gremito tutto lo spazio abitabile. Londra è diventata la più grande e popolosa capitale del mondo. Nell'800 arrivarono nell'East End dalle campagne ragazze che cercavano un impiego come cameriere. Non tutte queste ragazze possedevano la forza di una Moll Flanders e purtroppo molte di loro finirono in una squallida soffitta a fare le prostitute. La maggior parte delle donne lavorava come domestica, poi seguivano tutti gli altri mestieri come la cucitrice o l'operaia. Salari da fame e settanta ore lavorative a settimana era tutto ciò che il mercato del lavoro aveva da offrire. Il lato oscuro della Rivoluzione Industriale era rappresentato dallo sfruttamento del lavoro minorile; alcuni bambini erano utilizzati come climbing-boys per gli spazzacamini, altri erano impiegati nelle fabbriche con orari che andavano dalle otto alle quattordici ore lavorative. Il salario anche se basso permetteva ai bambini di aiutare i genitori, ed erano veramente pochi quelli che si potevano permettere di andare a scuola.

Comments are closed.